Il pane quasi creativo

Rieccomi. Dopo un lungo momento di riassestamento mentale, logistico, sentimentale, ho ripreso la mia vita di sempre, un po’ cambiata ma sempre la stessa, come cantava Jovanotti. Torniamo nella nostra cucina creativa. Ho ripreso a fare il pane acido in casa. L’ho fatto per alcuni anni, poi per l’esaurimento progressivo delle mie risorse fisiche e mentali avevo lasciato. Pane creativo. La lavorazione sembra lunga e in effetti occupa 3 giorni. Questo procedimento frazionato nasce dalla necessità di conciliare il pochissimo tempo che mi lasciava libero il lavoro con i tempi della lievitazione naturale, spesso imprevedibili. Fatto il mio lievito durante le ferie (una settimana per averlo a punto), si era nel 2009, nasce il problema: quando impastare e cuocere la pagnotta? Impensabile farlo alla sera (lettuccio alle 21) o al mattino (pullman alle 6). Sabato, tre volte su 4, matrimoni fuori sede e rientri a ore impensabili.

Restava la domenica … Si può fare il pane acido tutto in un giorno, molti lo fanno. Il risultato, se non ci si aiuta con un po’ di lievito di birra (ma allora tanto vale), è un pane acido, pesante, immangiabile. Un saporaccio. Ci sono voluti molti tentativi e alla fine ho messo a punto un metodo di lavoro conciliante lavoro e lievitazione.

Si inizia dall’obbligatorio rinfresco settimanale (100 grammi di lievito, 45 di acqua, 100 di farina), stabilito per il venerdì sera. Dal nuovo impasto si prelevano 40 grammi che si metteranno in una ciotola ben coperta, in un luogo tiepido (non sul termosifone!) per tutta la notte. Tutto il lavoro non porta via più di dieci minuti. Il sabato mattina, si avranno a disposizione ben 5 minuti prima che passi il pullman, più che sufficienti per il passo successivo: il nostro pallino di 40 grammi è cresciuto e noi lo impastiamo con 20 grammi di acqua e 40 di farina (= 100 grammi di lievito). Lo rimettiamo nella sua ciotola, lo copriamo e lo lasciamo lì fino al nostro ritorno la sera (o la notte). Al rientro, prima di andare a nanna, stesso lavoro: i nostri 100 grammi di lievito, 45/50 di acqua e 100 di farina. Domenica mattina, noi avremo così 250 grammi di lievito fresco ben maturo e tutto il tempo per impastare e fare lievitare la nostra pagnotta.

Il terzo lievito (250 grammi) alle 19

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e  alle 7 del mattino successivo. A questo punto è maturo, carico e pronto per il pane.

DSCF6106 Per l’impasto uso una miscela di 300 grammi di semola rimacinata, 100 di semola integrale e 100 di farina di frumento integrale (vanno bene anche segale o farro, sempre integrale) circa 310/320 di acqua e 14 di sale, quest’ultimo mai a contatto diretto con il lievito. Uso acqua in bottiglia oppure declorata. L’impasto, che si usi l’impastatrice o la spianatoia, non deve durare meno di 15 minuti. Pronto l’impasto, liscio ed elastico, lo mettiamo a lievitare su una teglia, la stessa che useremo per infornare, ben coperto. Per quanto tempo? D’estate possono bastare 3 ore, d’inverno 4, 5, 6 ore e anche di più se necessario. Quando è ben teso, lucido e gonfio è momento di infornare. Bisogna farsi l’occhio perché non passi di lievito, come si dice quando lievita troppo, fa i buchi in superficie e si affloscia. La cottura durerà circa 45/50 minuti, ma ognuno conosce il suo forno e si regolerà di conseguenza. Mai scordare di mettere in forno una ciotola con dell’acqua bollente. Il risultato è un pane grigio con una alveolatura minuta e regolare, morbido, non acido, che si conserva per una settimana.

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Insalata di ceci, peperoni e pere.

Inventare delle cose in cucina? … spesso succede quando non si ha voglia di cucinare e si cercano tutti i trusci per evitarlo. Questa sera volevo un’insalata ma non quella verde, mangiata già a pranzo. Che fare? Un’insalata di peperoni ceci e pere. I peperoni li caccio in forno e si cuociono da soli. I ceci sono già cotti. La pera, basta affettarne un pezzo.

Cena sconsigliata a chi soffra di gonfiori addominali.

Peperoni, ceci cotti, una mezza pera abate, prezzemolo e/o basilico, olio, sale, aceto o limone.

Evitate (sempre) di comprare i peperoni quadrati e scegliete quelli grossi, rossi e ben maturi. Metteteli interi in una teglia dove stiano comodi e passateli in forno a 180° per mezz’ora girandoli a metà cottura. I tempi di cottura sono indicativi: sono pronti quando la pelle si stacca in grosse bolle.

A questo punto qualcuno consiglia di mettere i peperoni cotti in un sacchetto per il pane. Non è necessario, basta metterli a raffreddare in qualunque terrina con un piatto o un coperchio sopra. Quando sono tiepidi, si spellano benissimo con le mani, si tagliano in falde e poi a pezzetti e si condiscono con olio e sale. Preparati in questo modo i peperoni sono perfettamente digeribili e buonissimi anche nella pasta. Scolate e sciacquate velocemente i ceci e metteteli con i peperoni. Lavate a tagliate prima a spicchi e poi a fette un pezzo di pera Abate. Mescolate anche la pera con gli altri ingredienti. Aggiustate di sale e completate l’insalata con un buon olio e basilico o prezzemolo. Ci sta anche una spruzzata di limone o aceto (poco).  

Che devo dire? A me è piaciuta e la farò ancora. A qualcuno sembrerà un abominio. Basta provare. Dal punto di vista nutrizionale, ineccepibile.  

Quanti peperoni? Quanti ceci? Due peperoni grossi, un barattolo di ceci e mezza pera per 2 persone. Se non si mangia un primo, una fettina di formaggio, un frutto e un piccolo dessert completeranno benissimo il pasto. 

 

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Ce l’abbiamo fatta …

… a incastonare perfettamente un Rivoli con i cristalli Swarovski tondi. Un modello semplice e molto elegante. Sicuramente lo riprenderò con altri colori.

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E poi questo orecchini bianchi e rossi  molto primaverili …

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e questa collana con Rivoli incastonati a vista con Bugles e orecchini uguali. 

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Come si inventa un gioiello.

Prima di tutto tenendo sempre a mente i consigli dei poeti (che sanno come vanno le cose, altro che la testa fra le nuvole. Questa è una fandonia “par Satan repandu”, messa in giro dal diavolo).

“Cent fois sur le métier remettez votre ouvrage!”

Per cento volte rimettete la vostra opera sul telaio .

Questa citazione di Nicolas Boileau (poeta e scrittore 1636 -1711) non significa ovviamente che bisogna rifare cento volte lo stesso orecchino ma indica la necessità di praticare la virtù della pazienza, dell’umiltà e della ricerca continua della perfezione e del miglioramento. Io ricordo sempre anche quello che diceva il mio insegnante di figura al liceo: “Io posso insegnarvi la grammatica del disegno, non la poesia”. Possiamo citare anche questa frase del “buon maestro” Brassens: “Io scrivo dei testi e penso in parole. Se fossi uno scultore, penserei in bronzo!” Ecco, per fare dei gioielli bisogna pensare in perle e perline. Piccole cose sparpagliate che aspettano soltanto che qualcuno le metta a posto. Intendiamoci, qui si parla della nostra piccola bigiotteria di artigianato casalingo, non di gioielli costosi ideati da progettisti, designer ecc.

Normalmente, si parte dai colori. Chiari o scuri, in contrasto o in armonia, non importa. Noi abbiamo la nostra vetrinetta o le nostre bustine di colori dai nomi evocativi, rosso ribes, topazio affumicato, crema di banana, tè verde, arancio bruciato, gli ametista, i bianchi, i violetti, i blu, i metallizzati, gli opachi e i lucenti, il bronzo, l’ematite, il bruno. Una tavolozza che ci siamo costruiti seguendo i nostri gusti e la nostra fantasia. Ci si lascia guidare da un accostamento e talvolta si parte con l’idea di un orecchino civettuolo e si finisce con il fare un bracciale da uomo perché in quel momento “tira” di più. La primavera è alle porte, abbiamo in testa dei teneri colori pastello e poi scegliamo dei colori autunnali.

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I materiali scelti: Rivoli Swarovski Crystal Bronze shade da 16 mm, perline Toho Frosted metallic Iris brown di due misure, perline 15/0 colore Permanent  starlight  e bronzo,  perline Superduo  Brown. Per lavorare uso un ago John James n° 12 e filo Fireline 0,15. Per completare due monachelle placcate oro.

Ed ecco il risultato: una forma leggermente concava elegante senza essere impegnativa, giusta lunghezza, forse un pò retro? Lo sono anch’io.

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Una favola di la Fontaine

Dedicata a tutti coloro che non ci prendono per quello che siamo.

L’uomo di mezza età e le sue due amanti 

Liberamente tradotta da L’homme entre deux âges et ses duex maîtresses di la Fontaine 

Un uomo di mezza età,

Capelli bianchi e neri metà e metà,

Giudicò che era tempo di pensare al matrimonio

Impegnando un po’ del suo tempo e patrimonio

Egli poteva scegliere tutte volevano essergli gradite

E il nostro innamorato ben si prestava al gioco

Scegliere la giusta via non è affare da poco.

Due vedove sul suo cuore lanciarono mire ardite

Una ancora giovane l’altra un po’ più matura

Che riparava con la sua arte ciò che aveva distrutto la natura.

Queste due vedove, scherzando,

E ridendo e baloccandosi e giocando

Andavano qualche volta ad acconciarlo

A mettergli in ordine la testa e pettinarlo.

Per renderlo più simile a sé

Ogni volta la vecchia gli strappava

Un po’ del pelo nero che gli restava

E pure la giovane ecco perché

A sua volta gli saccheggiava

Quel po’ di pelo bianco che ormai portava.

E quando fra tutt’e due si ritrovò pelato e calvo

 Saggiamente capì l’errore e si mise in salvo.

Io vi rendo grazie, Mie Belle,

Che mi avete così ben tosato;

Io ho guadagnato più di quanto abbia perduto:

Perché di matrimonio non si parla più.

Qualunque io prendessi vorrebbe che a modo suo

Io fossi e non al mio.

Malgrado la mia testa calva io vi ringrazio, Belle, della lezione”

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Creatività applicata …

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All’inizio …

  Ero una disoccupata felice, senza famiglia e quindi senza problemi di sopravvivenza immediata. Liberata, di comune disaccordo, da una situazione lavorativa ormai insostenibile. Disoccupata ma non inattiva. Scrivere, disegnare, lavorare con le mani, tutte piccole cose che hanno sempre riempito i miei momenti liberi. Che fare adesso? Ricamare ? Mah .. Lavorare a maglia? Forse … Ecco, faccio collane! Detto, fatto! Ma che tipo di collane? E i materiali? E le tecniche? In altri tempi avrei comprato un paio di libri per avere i primi rudimenti. Adesso è tutto più facile Youtube offre tanti suggerimenti, video,  piccoli corsi (non amo la parola tutorial) e lezioni per ogni tipo di creazione, dalla più semplice alla più sofisticata, per imparare a fare le cose da sé. Nuova del campo, non volendo né potendo spendere troppi soldi nell’acquisto di materiali poco familiari, oltre che costosi, i miei primi tentativi si sono orientati nel campo del materiali riciclati. DALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA AI VECCHI COLLANT AI TAPPI DI BIRRA, QUESTI NOBILI MATERIALI PRENDONO VITA E ANCHE UNA LORO INNEGABILE VALENZA ESTETICA NELLE MANI DI CHI LI SA USARE. Nel mio caso, la plastica è rimasta plastica e i tappi sono rimasti tappi. Il primo lavoro realizzato è stato un braccialetto di semi di dattero del quale ho fatto opportunamente scomparire ogni traccia. Di questo periodo pionieristico salvo una collana e un bracciale di semi di camelia e agata gialla. 

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Gli esperimenti sono continuati per un pò, senza risultati entusiasmanti. Macramé, uncinetto, kumihimo, perle e perline, braccialetti stravaganti e progetti rimasti senza seguito, qualche collana bella ma inerte. La mia creatività aveva il muso lungo, il tavolo di lavoro era sempre più spesso disertato, era evidente che le collane non erano la mia strada.  Mi ero già imbattuta, su Youtube, nei video di bellissimi lavori al peyote ma mi sembravano cose troppo complicate, quasi riservate ad una élite di creatori privilegiati. Finché un giorno ho comprato del filo, delle perline e mi sono messa davanti allo schermo. Il risultato è stato superiore alle mie aspettative, tutto diventava possibile. Ai primi semplicissimi orecchini realizzati è seguito un video giubilatorio oltre ogni decenza.

www.youtube.com/watch?v=DB-yZEOX5Y0

A questo è seguita una attività creativa frenetica suggellata da un altro video più sobrio.

http://www.youtube.com/watch?v=Zb9yFmQB41g

e il primo mercatino dal risultato molto soddisfacente.

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